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APPUNTI PARTIGIANI

July 03

Pesaro Sparano a nigeriano con pistola a salve.

I cinque, tra cui un minorenne, avevano diffuso le loro 'gesta' sul
web. Sono stati così identificati e denunciati con l'accusa di
discriminazione razziale e minacce aggravate.
Si sono giustificati dicendo: "Rubano il lavoro agli italiani"

Pesaro, 1 luglio 2009 - Cinque ragazzi residenti a Colbordolo e
Tavullia sono stati denunciati dai carabinieri con l'accusa di
discriminazione razziale e minacce aggravate. I cinque, tra cui un
minorenne, avrebbero anche sparato a un nigeriano con pistole soft air.
L'identificazione dei ragazzi è avvenuta tramite Youtube, il sito web dove avevano riversato loro ‘gesta’, come l’assalto a un casolare abbandonato che pensavano fosse occupato da immigrati. I militari sono arrivati all’autore grazie al suo nickname.

Nelle abitazioni degli indagati, sono state trovate armi da soft air
(due pistole, due fucili ad aria compressa) un coltello, vessilli di
matrice fascista e busti raffiguranti Mussolini. Le indagini sono
scattate il 22 febbraio scorso quando un giovane nigeriano (residente con la famiglia a Colbordolo) era stato colpito da pallini, mentre viaggiava in moto.

L’immigrato aveva subìto ferite guaribili in sette giorni. Nello
stesso periodo alcuni giovani in auto avevano insultato persone di
colore alla fermata dell’autobus. Qualcuno degli indagati ha accolto in lacrime l’arrivo dei carabinieri, ma tutti hanno ammesso le loro responsabilità.

Hanno detto di avercela con i neri e gli stranieri "perché rubano il
lavoro agli italiani", anche se nessuno di loro ha problemi di
occupazione. Avevano cercato di iscriversi a un’associazione pesarese di soft air, che non li aveva accettati.
Il gruppetto non era aderente a formazioni politiche di estrema destra o naziskin.

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/pesaro/2009/07/01/199453-sparano_nigeriano_pistola_salve.shtml
June 30

Napoli - Aggressione fascista ad attivisti dei centri sociali ·

Napoli - Aggressione fascista ad attivisti dei centri sociali ·
 
Napoli - Nel tardo pomeriggio di ieri due attivisti dei centri sociali
napoletani aono stati vittime di un vero e proprio agguato premeditato. Un gruppo di 9 persone, dopo aver pedinato i giovani presumibilmente fin da casa, li hanno aggrediti all’interno del treno metropolitano, subito dopo la stazione
dei campi Flegrei (profittando del fatto che era semivuoto).
In nove contro due, travisati in volto, armati di bastoni e coltelli con cui hanno minacciato di ferire i giovani. Un raid violento e durato fino a due fermate successive dove sono poi scesi, senza che incredibilmente sia accorso nessuno!
Uno dei due giovani e’ stato medicato all’Ospedale San Paolo dove gli sono stati refertati 5 giorni di prognosi, per i colpi di bastone ricevuti alla testa!

I 9 aggressori sono riconducibili, per il loro abbigliamento e per le
espressioni usate nell’aggressione, a gruppi neo fascisti di estrema destra.
Un fatto gravissimo e ancora più inquietante per la sua modalità che richiama
evidentemente quella di un agguato pre-organizzato (a meno che nove individui
non vadano in giro travisati e armati per niente...).

Un clima assolutamente intollerabile si sta consumando in questa citta’! Poco meno di una settimana fa infatti l’aggressione contro una ragazza in Piazza Bellini colpevole di aver difeso un amico gay, ora un vero e proprio agguato con la spirale di
violenza squadrista che si innalza sempre di piu’. Non e’ possibile consentire ai fascisti di girare armati in citta’ per seminare violenza gratuita e bestialita’.

Ci chiediamo oggi cosa hanno da dire le istituzioni napoletane, a cominciare dal sindaco Iervolino e dal Presidente della Regione Bassolino, davanti a quello che avviene da settimane? Aggressioni, raid, agguati sotto casa: e’ possibile oggi immaginare una citta’ dove questi individui possono sentirsi autorizzati ad esprimere le loro lugubri litanie fasciste in questo modo?
L’omofobia, il razzismo, il sessismo, la barbarie che questi individui seminano nelle citta’ è espressione di un clima mefitico di violenza verso la diversità e verso i movimenti che in Italia mette radici troppo spesso nell'indifferenza o addirittura nella legittimazione di partiti e istituzioni, nel loro securitarismo contro gli ultimi, nelle loro torsioni autoritarie.
Siamo poi curiosi di registrare le parole del neo presidente della Provincia di Napoli Cesaro, la cui voce risulta cosi’ difficile da ascoltare, date le sue
rarissime uscite pubbliche. Cosa ha da dire Cesaro rispetto
a quello che accade a Napoli con la violenza dei neofascisti, visto che i loro protettori politici hanno sostenuto la sua candidatura (vedi l’appoggio de La Destra alla sua coalizione).

In ogni caso non aspetteremo le voci di chi sembra essere
distante dalla realta’ metropolitana che vede questa
citta’ registrare la barbarie di questi piccoli gruppi,
dai numeri esigui, non attenderemo ancora la sconcertante
passivita’ di chi dovrebbe essere chiamato ad amministrare la
convivenza civile in questa citta’.

Pochi mesi fa la stessa Questura di Napoli, addirittura in conferenza stampa,
lanciava il solito teorema degli "opposti estremismi",
riferendosi ad iniziative antifasciste pubbliche e alla luce del sole, con cui
gli studenti si opponevano alla presenza nell'Università di organizzazioni razziste
note sui media nazionali per aver aggredito il movimento
delll'Onda.
A seguito di quel teorema diversi attivisti dei centri sociali e dell’Onda sono
stati messi sotto processo con denunce a "senso unico".
Oggi invece che si manifesta lo squadrismo, dopo numerose aggressioni vigliacche agli immigrati in via Foria,
dopo Piazza Bellini, dopo l’agguato fascista in metropolitana, dopo l’incendio dell'auto di un
attivista dei centri sociali solo qualche mese fa, tutto scorre.

Noi non ci aspettiamo niente dalle Istituzioni di questa città.
Le nostre esperienze sono nate e vissute nelle strade, ben fuori dai Palazzi.
Ci aspettiamo invece moltissimo dai movimenti, dalle forze sociali veramente democratiche
e da quanti ritengono che l'emergere di pratiche squadriste, xenofobe e sessiste non sia certo solo un problema
di qualcuno. A questa consapevolezza, a questo protagonismo facciamo appello!

Da oggi riteniamo indispensabile un meccanismo di autodifesa militante contro fascisti,
razzisti, sessisti, e contro la loro barbarie.
Autodifesa significa capacita’ di denuncia dell’attivita’ dei
neofascisti, significa costruire una mobilitazione e un'indignazione popolare che
ricacci nelle fogne questi balordi, significa espellere dai
consessi sociali questi personaggi.
Nei nostri metodi non saremo mai infami fascisti. Non lo
saremo perche’ mai e’ stato e mai sara’ che uno
scontro possa andare sul livello di 9 contro 1. Loro sono le
bestie, noi no.
Nei nostri metodi non saremo mai infami fascisti. Non lo
saremo perche’ non tendiamo agguati con le lame
sotto casa di nessuno. Loro sono le bestie, noi no.

La nostra rabbia e la nostra autodifesa sara’ di
massa, politica e pubblica, perche’
davanti alla barbarie rivendichiamo di essere altro, ed
e’ questa diversita’ che dovra’ schiacciarli.
fonte indy napoli
Centri sociali napoletani

CasaPound-Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libidinosa

CasaPound

Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libidinosa

 

Casa Pound è un raffinato salotto ottocentesco che raccoglie dalla strada pazzi omicidi e menti contorte offrendo loro la possibilità di concentrare il proprio chakra verso obiettivi concreti e significativi, come la distruzione dell'intero genere umano, o almeno di quella parte di esso che non presenta tratti somatici analoghi a quelli dell'amato führer.

Tra i più illustri personaggi presenti a Casa Pound ricordiamo:

  • l'omaccione della pubblicità della Simmenthal
  • il Grande Puffo
  • Gesù
  • la signora in giallo
  • Benito Signoracci, in arte "lo smanganella"

Anche l'agguerrito naziskin Tonio Cartonio ha intrapreso un lungo e significativo periodo di militanza tra le fila di Casa Pound, ma è stato ben presto espulso a causa di alcuni problemi di droga.

[modifica] La storia

Nell' 888 a.c, Adolf Hitler (cartolaio tedesco con seri problemi di prostata ed evidenti tendenze emo) ordinò ai suoi seguaci di reperire una struttura che potesse fungere da base logistica per l'organizzazione di strategie belliche, in vista di un futuro conflitto armato o di un imminente avviso di sfratto. Gli apostoli del signor H. scelsero come base logistica un appartamento già occupato da 300 Teletubbies, contro i quali dovettero intraprendere una dura battaglia al grido di "This is Spartaaaaaaaaaaaa". Una volta cacciati i Teletubbies e ultimata l'occupazione, i prodi eroi decisero di offrire un tocco di personalità all'edificio, pittando le pareti di fucsia e appendendo ai muri carcasse di capre morte e crisantemi secchi.

[modifica] Le attività

Una delle più significative attività che vengono svolte a Casa Pound è quella che viene usualmente chiamata "cinghiamattanza". La "cinghiamattanza" è uno sport agonistico che consiste nel massacrarsi a vicenda con una cintura, come segno di amicizia e cameratismo nei confronti di ogni partecipante. Inoltre, in questo modo ci si procura una grande quantità di lividi e cicatrici che si possono spacciare come ferite prodotte dal pestaggio di migliaia di avversari politici, facendo così una gran bella figura. Il vincitore è colui che, al termine della competizione, non muore dissanguato. In ogni caso, è comunque destinato alla morte, poiché verrà probabilmente ucciso a bastonate dai suoi sfortunati genitori non appena si presenterà a casa con gli occhi pesti, i vestiti stracciati e i segni delle cinghiate stampati su tutto il corpo poiché "finché non compi diciott'anni, se vuoi restare sotto questo tetto, segui le nostre regole. eccheccazzo!". Probabilmente, in seguito a tale affermazione, il bimbominkia casapoundiano correrà in camera sua piangendo e urlando "stronzi! voi non potete capirmi!".

Altra attività posta in essere da Casa Pound è il "pestaggio della zecca", con la quale il casapoundiano è convinto di dimostrare il suo illimitato coraggio.

Gli ZetaZeroAlfa durante la loro ultima tournee

Il pestaggio della zecca si svolge secondo le seguenti modalità:

  • ci si affaccia dal balcone di Casa Pound
  • si aspetta che passi un individuo che risponde alla definizione di "zecca" (chiunque non indossi bomber nero e non sia completamente calvo)
  • si insulta la "zecca" dal terrazzo
  • si corre in casa non appena la "zecca" risonde/alza lo sguardo/minaccia di salire
  • si racconda l'accaduto su myspace modificandone i particolari a proprio piacimento (esempio- e quando quei 50 drogati sono saliti noi in due li abbiamo stesi tutti e loro invocavano pietà e noi siamo i più forti ecco...<---la totale assenza di punteggiatura è conseguenza della totale assenza di neuroni).

Gli occupanti di Casa Pound amano anche organizzare concerti nei quali si esibiscono gruppi assolutamente sconosciuti al resto del genere umano la cui musica ricorda vagamente il suono degli accoppiamenti selvaggi tra furetti urlatori. Capita che a Casa Pound si esibiscano anche band che dispongono di un minimo di notorietà (sono cioè conosciuti dai propri familiari e dai propri amici, che però si vergognano di figurare ai loro concerti) come Skrewdriver, 270bis , Legittima Offesa e altri gruppi il cui nome presenta il messaggio subliminale "noi siamo virili". Peccato che le caratteristiche fisiche di tali "musicisti" dimostrino l'esatto contrario.

Honduras: I “gorilla” si tolgono la maschera. Brutale repressione contro i manifestanti.

Honduras: I “gorilla” si tolgono la maschera. Brutale repressione contro i manifestanti

 
Ass. Italia - Nicaragua
 
Si registrano vari feriti mentre per le vie della capitale inizia la caccia ai leader della protesta. La comunità internazionale condanna e prende le prime misure di ritorsione contro il governo spurio di Micheletti

La prima misura adottata dal presidente spurio dell’Honduras è stata quella di reprimere la popolazione che chiedeva in modo pacifico il ritorno di Manuel Zelaya e la realizzazione di un referendum, che proponeva la creazione di una Assemblea Costituente e l’avvio di un processo per riformare la Costituzione.

Recita testualmente l’articolo 3 dell’attuale Costituzione: “Nessuno deve obbedienza a un governo usurpatore e nemmeno a chi assume funzioni o posti pubblici attraverso l’uso della forza delle armi o usando mezzi o procedimenti che rompono o disconoscono ciò che questa Costituzione e le leggi stabiliscono.
Gli atti compiuti da tali autorità sono nulli. Il popolo ha il diritto di ricorrere all’insurrezione in difesa dell’ordine costituzionale”.

Sembra invece che l’attuale presidente, che ha assunto la carica grazie a un vero e proprio colpo di stato, stia facendo carta straccia di questo articolo.
I movimenti di truppe élite che si sono registrati durante tutta la mattinata di lunedí 29 giugno sono stati il preludio ad un attacco brutale che ha provocato vari feriti, arresti ed ha scatenato la caccia ai leader delle organizzazioni popolari che in questi giorni si sono mobilitati in tutto il paese.

È il caso di Carlos H. Reyes, segretario generale dello STIBYS, uno dei sindacati più combattivi del paese, il quale è riuscito a fuggire alla cattura ed attualmente si trova nascosto in un luogo non precisato.

Dopo i gravi fatti di lunedí esiste la chiara percezione che nei prossimi giorni la repressione possa aumentare, grazie anche allo sconcertante silenzio mediatico da parte di tutti i mezzi d’informazione nazionali, l’oscuramento di TeleSUR e l’arresto dei suoi giornalisti e l’occupazione da parte dell’Esercito della compagnia statale di telefonia, Hondutel.

"Eravamo di fronte alla Casa Presidenziale chiedendo pacificamente il ritorno alla democrazia e l'Esercito ha ricevuto l'ordine di reprimerci. Hanno iniziato a sparare pallottole di gomma e lacrimogeni –ha raccontato un membro dei movimenti sociali che, per ovvi motivi, ha voluto mantenere l’anonimato–.

Hanno prima fatto entrare battaglioni dell’Esercito da un lato del viale ed immediatamente dopo, i corpi speciali che si trovavano all’interno della Casa Presidenziale da questa mattina sono scesi in strada ed è iniziata la persecuzione.
È stata una repressione brutale contro tutte le persone che si trovavano lì.

Hanno sequestrato la democrazia ed ora ci stanno reprimendo e perseguitando in tutta la città, aggredendoci ed arrestandoci.
Ho visto molte ambulanze e ci sono vari feriti e detenuti, benché le notizie siano ancora molto frammentarie. Micheletti dice che non si è trattato di un colpo di stato, e come dovremmo chiamare ciò che è successo negli ultimi due giorni? Per il popolo honduregno e la comunità internazionale non c’è alcun dubbio che si tratti di un colpo di stato", ha dichiarato mentre si puliva gli occhi arrossati dai gas lacrimogeni.

Molto forti, intanto, le reazioni della comunità internazionale. Gli Stati Uniti e la Germania hanno sospeso i programmi di cooperazione con l’Honduras, mentre i paesi del Sistema d’integrazione centroamericana, Sica, e la Repubblica Dominicana hanno deciso di isolare politicamente, economicamente e commercialmente il paese centroamericano.

Dura anche la posizione del Gruppo di Rio, che riunisce tutti i paesi latinoamericani, che ha chiesto l’immediato ritorno di Manuel Zelaya alla presidenza ed ha disconosciuto il presidente golpista. I presidenti dei paesi che fanno parte dell’ALBA hanno inoltre deciso di ritirare i propri ambasciatori ed hanno chiesto alla comunità internazionale di isolare totalmente l’Honduras. Il Venezuela di Chávez ha invece sospeso la somministrazione di petrolio.

Oggi, 30 giugno, Manuel Zelaya si presenterà davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed è probabile che verrà emessa una risoluzione di condanna contro il governo spurio e si chiederà il reintegro del presidente demoraticamente eletto.
Zelaya ha anche anunciato che ritornerà nei prossimi giorni nel suo paese accompagnato dal segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani, Osa, ed ha invitato i capi di Stato del continente a fare lo stesso.

"È una chiara espressione del ritorno del gorillismo nel nostro paese. Un enorme passo indietro che minaccia la democrazia e la libertà che tanto ci sono costate –ha continuato il manifestante mentre le truppe dell'Esercito continuavano ad avanzare con lancio di lacrimogeni e pallottole–.

In Honduras siamo di fronte ad un chiaro esempio d'intolleranza in mezzo ad un silenzio mediatico ed a strategie per creare il terrore tra la popolazione. Chiediamo ai mezzi informativi internazionali di raccontare ciò che in realtà sta accadendo. Questo è un colpo di stato, un colpo alla democrazia da parte dei militari e dei settori politici ed economici che cospirano contro essa.

È per questo motivo –ha concluso– che chiediamo alla comunità internazionale di sospendere le relazioni diplomatiche, commerciali ed economiche con questo governo di fatto. Se così non fosse, vorrebbe dire che sta dando la propria approvazione a questa repressione brutale contro il popolo”.

June 28

Finalmente libero «Il leone del deserto» ·

Finalmente libero «Il leone del deserto»

Nell'82 lo censurarono, il primo ministro Giulio Andreotti e Raffaele Costa, liberale, sottosegretario agli affari esteri, decisero che il film di Mustafa Akkad insultava l'esercito italiano, anzi di più, che era «lesivo della dignità nazionale». Infatti Il leone del deserto racconta la guerra coloniale dei fascisti italiani in Libia, e la resistenza libica guidata dall'eroe arabo Omar Mukhtar senza tacere la ferocia dei militari italiani sempre celata dalle storiografie nostrane quando si parla del colonialismo, affrancato alla Storia (con poche e per fortuna fulminanti eccezioni) come un colonialismo buono - definizione in sé assurda: in quale modo una forma di oppressione economica e culturale può essere «buona»? Mukhtar è stato impiccato dai fascisti, e il film ci dice come il generale Graziani interpretò gli ordini del Duce, nonostante il dissenso degli ufficiali «normali», sperimentando in quella guerra il genocidio chimico dei libici e i campi di concentramento.
Sei anni dopo la Digos bloccò una proiezione a Trento, nel 2003, Giuliano Urbani, ministro della cultura del governo Berlusconi, davanti all'ennesima interrogazione parlamentare che chiedeva la revoca della censura e la messa in onda sulla Rai, non concesse il nulla osta. Così il film in Italia è rimasto invisibile, nonostante le scene di battaglia spettacolari e un cast di star - Anthony Quinn, Rod Steiger, Oliver Reed, Raf Vallone, Irene Papas, se si esclude una proiezione quasi clandestina al festival di Riminicinema nell'88.
È dunque un evento la programmazione domani (Sky classics, 21.00) del Leone del deserto, in occasione dell'arrivo a Roma del leader libico Gheddafi. Akkad che viveva da decenni negli Stati uniti, dove ha prodotto l'intera serie di Halloween, è morto nel 2005 in un attentato a Amman.
Certo, i tempi oggi sono cambiati, Berlusconi (Raffaele Costa è approdato al Pdl) ha stretto accordi con la Libia di Gheddafi per combattere l'immigrazione «clandestina» - il primo «frutto» sono state le due navi respinte in Libia il mese scorso. E i racconti dei migranti dalle carceri libiche non sono proprio rassicuranti (vedere il bel Come un uomo sulla terra).
Ma queste sono altre storie, pure se ugualmente occultate. Ciò che conta, o che sarebbe importante, è che al di là della demagogia, a partire da questo film si rifletta in modo problematico sulla nostra storia coloniale, oltre il luogo comune appunto, che le guerre imperiali italiane sono meno feroci. Ripensando a quel buco di immagini/immaginario che c'è sul passato coloniale italiano, respinto ai margini del cinema (pensiamo agli ostacoli i che ha trovato in Italia Haile Gerima con Teza, sul colonialismo italiano in Etiopia).
 
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